PATOLOGIA
NODULARE DELLA TIROIDE:
TERAPIA SOPPRESSIVA CON LEVOTIROXINA
La patologia nodulare
normofunzionante della tiroide rappresenta l’endocrinopatia più
diffusa e, in analogia al gozzo semplice, è tanto più frequente
quanto ridotto è l’apporto iodico nelle zone considerate. La
prevalenza della patologia varia dal 5% circa nelle zone non
endemiche al 20-65% nelle aree di endemia gozzigena . Studi
autoptici confermano l’elevata prevalenza (fino al 50% dei
pazienti deceduti per altre cause) di noduli tiroidei e l’aumento
della frequenza della malattia con il crescere dell’età.
In caso di patologia
nodulare della tiroide, l’intervento chirurgico è indicato per le
neoplasie maligne (5% dei casi), per i noduli potenzialmente
maligni (5-10% dei casi) ed in caso di noduli voluminosi sia
perché iperfunzionanti sia perché causa di disturbi compressivi
(10% dei casi).
Il 70-75% circa dei
noduli viene avviato alla gestione medica; in tali casi è
possibile iniziare una terapia con levotiroxina a dosaggi
soppressivi o semplicemente seguire il paziente nel tempo.
La storia naturale dei noduli tiroidei prevede l’aumento graduale
delle dimensioni e del numero dei noduli con comparsa, nel tempo,
di sintomi di compressione locale, danno estetico e comparsa di
aree di autonomia funzionale.
La supplementazione di
iodio si è dimostrata efficace nel ridurre l’evoluzione del gozzo
ma i dati complessivi sono contrastanti ed al momento l’utilizzo
del sale iodurato è universalmente accettato per la profilassi.
La terapia soppressiva con tiroxina del nodulo tiroideo benigno è
il trattamento medico di scelta; questionari rivolti a
endocrinologi statunitensi (associati dell’American Thyroid
Association) ed europei (associati della European Thyroid
Association) mostrano come la metà circa degli specialisti
utilizzi in modo routinario la terapia suddetta. Il razionale di
questa terapia è basato sul concetto che il TSH è il principale
fattore di crescita delle cellule tiroidee e dei noduli tiroidei.
Con la somministrazione dall’esterno della tiroxina, si ottiene
una riduzione della secrezione del TSH che riduce lo stimolo sulla
tiroide e conseguentemente la crescita dei noduli.
Tuttavia, i dati
scientifici disponibili non sono univoci, essendoci evidenze a
favore ed evidenze contro la efficacia della terapia
TSH-soppressiva nel trattamento del nodulo tiroideo.
Dal 1985 in poi sono
comparsi numerosi studi (trial clinici randomizzati) che hanno
contribuito ad aumentare lo stato di incertezza. Studi
nordamericani sostengono che la levotiroxina sia largamente
inefficace nel ridurre il volume del nodulo tiroideo (viene
considerata positiva una riduzione >50% del volume basale). Gli
studi europei (italiani e francesi) sostengono che, seppure una
riduzione significativa del nodulo tiroideo (>50% vs il volume
basale) sia presente in un sottogruppo dei soggetti trattati, la
terapia si dimostra efficace nel ridurre il volume del gozzo e nel
prevenire la formazione di nuovi noduli.
Le metanalisi (valutazioni
statistiche complessive di più lavori), comparse nell’ultimo
decennio, hanno anch’esse fornito risultati contrastanti. L’ultima
di queste (2005), complessivamente favorevole alla terapia con
levotiroxina, dimostra però che solo 1 su 8
pazienti trattati riesce ad avere una riduzione del volume
dei noduli >50%.
Effetti collaterali
Il
trattamento con tiroxina a livello soppressivo (TSH basso
ed FT3 - FT4 nei limiti) rappresenta una condizione di
tirotossicosi subclinica iatrogena. Tale condizione può facilitare
l’osteoporosi nelle donne in postmenopausa anche se non esistono
evidenze chiare di un aumento del rischio di frattura nelle donne
trattate.
Con l’aumentare
dell’età, inoltre, tale condizione può arrecare danni all’apparato
cardiovascolare: aritmie e cardiopatia ipertrofica possono essere
registrati in soggetti di entrambi i sessi per trattamenti
marcatamente soppressivi e di lunga durata dopo i 50 anni d’età.
Queste possibili complicanze rendono necessaria una MOC (dexa)
nelle donne ed una valutazione cardiologica in entrambi i sessi in
caso di terapia soppressiva con levotiroxina in soggetti di età
superiore ai 50 anni. Tale terapia, indipendentemente dalla
condizioni cliniche e dalla dose di farmaco utilizzata, non deve
essere praticata in soggetti di età superiore ai 60 anni.
Conclusioni
Indicazione al trattamento con levotiroxina in caso di:
a)
giovane età del
paziente
b)
provenienza da
zona di endemia gozzigena
c) dimensioni
contenute del nodulo (< 5 ml di volume e cioè con diametro
> di 2.8 cm)
d)
struttura
prevalentemente solida del nodulo ( i noduli
cistici non rispondono)
e) presenza
di colloide diffusa alla valutazione citologica
(i noduli iperplastici non rispondono)
Risposta
più probabile se:
f) il
grado di soppressione del TSH è marcato
g) la
durata del trattamento è adeguatamente ampia (la differenza in
termini di dimensione tra noduli trattati e
non, a parità di dimensioni iniziali, si osserva dopo il terzo
anno di terapia).
L’impiego della L-T4 deve essere evitato in presenza di:
-
Noduli e Gozzi voluminosi,
specie in presenza di sintomi e/o segni di autonomia
funzionale
-
in
caso di TSH < 1 mUI/mL
-
Lesioni clinicamente
sospette o con reperto citologico inadeguato all'agoaspirato
-
Donne in menopausa ed uomini
con età > 60 anni
-
Pazienti con Osteoporosi o a
rischio di Osteoporosi
-
Pazienti con Malattie
cardiovascolari
-
Pazienti con
Malattie sistemiche
Appendice
I preparati farmaceutici a base
di tiroxina sintetica in vendita oggi in Italia
Levotiroxina sodica
Levotiroxina- Liotironina
-
Tiroide Amsa 33 µgr
-
Tiroide Amsa 125 µgr
Bibliografia
-
Gharib H., Papini E.,Valcavi R.: AMERICAN ASSOCIATION OF
CLINICAL ENDOCRINOLOGISTS
(AACE) AND
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