La collocazione anatomica della tiroide insieme ai progressi
tecnologici hanno dato all’ecografia un ruolo determinante nello
studio della patologia tiroidea. Il supporto clinico-strumentale
di decenni passati era quello di distinguere, nell’ambito del
parenchima tiroideo, una struttura solida da quella liquida,
attualmente si possono riconoscere patologie diffuse d’organo fino
a rilevare e tipizzare piccole lesioni tiroidee ed
extratiroidee. Inoltre nell’ambito dei noduli solidi è aumentata
la specificità della diagnosi differenziale benigno versus maligno,
grazie alla possibilità di rilevare fini elementi di semeiotica
prima non valutabili. L’evoluzione strumentale ci consente uno
studio clinico-diagnostico grazie allo sviluppo di sonde da 7,5
fino a 13 MHZ che ci danno valori di risoluzione assiale e
laterale inferiori al millimetro ed una sensibilità sempre più
elevata e conseguente capacità di rilevare flussi lenti (fino a
2-3 cm/sec.)
Il primo obiettivo dell’endocrinologo è quello di integrare lo
stato funzionale ed anticorpale del paziente tireopatico ad uno
studio strutturale della ghiandola che inizia ad evidenziare la
volumetria insieme ad eventuali patologie nodulari multiple o
singole; o la sovrapposizione di queste patologie. Nel gozzo
multinodulare insorgono il 20-28% di tutte le neoplasie maligne
della tiroide. Non esistono elementi semeiologici ecografici che
identifichino con certezza ciascun istotipo di tumori
differenziati della tiroide, ma dei segni che ci orientano verso
una selezione dei noduli da affidare alla citologia.

SEGNI ECOGRAFICI SUGGESTIVI
DI MALIGNITA’
ISOECOGENICITA’ DEI NODULI
È
un elemento ecografico che ci può orientare verso una benignità
del nodulo soprattutto se associato a microaree anecogene che
sono suggestive di noduli iperplasici ad involuzione colloido
cistica.
Noduli uniformemente isoecogeni con anello vascolare periferico e
risposta vascolare interna orientano verso una diagnosi citologica
di proliferazione follicolare da inquadrare clinicamente con scintigrafia
e TSH ed eventualmente inviare all’istologico.
(Fig.1, Fig.2, Fig.3)
Fig. 1 - Nodulo tiroideo: immagine di benignità con microaree
anecogene interne.

Fig. 2 e 3 - Proliferazione follicolare
IPOECOGENICITA’ DEI NODULI
E’ stato il primo segno ecografico di possibile malignità
segnalato con l’ecografia presente nell’80-90% dei TDT.
La sensibilità nel selezionare noduli sospetti aumenta arrivando
quasi al 100% con altri due elementi diagnostici ecografici che
sono la vascolarizzazione interna e le microcalcificazioni.(
fig.4)

Fig. 4 - Nodulo ipoecogeno
MICROCALCIFICAZIONI
Elementi semiologici suggestivi di malignità anche se poco
sensibili valutate singolarmente essendo presenti solo in circa il
60% dei TDT.
Con tale termine si intendono calcificazioni di dimensioni
inferiori ai 2 mm, visualizzabili con sonde da 7,5-10 MHZ senza
coni d’ombra posteriore corrispondenti alle calcificazioni
descritte dai patologi nei corpi psammomatosi. Sono presenti nel
carcinoma midollare e papillifero, quasi mai nel carcinoma
follicolare.(
fig.5)

Fig. 5 - Nodulo ipoecogeno con microcalcificazioni
SEGNALI DI FLUSSO
La vascolarizzazione intralesionale è presente sia nei noduli
benigni che maligni della tiroide quindi da sola non è un dato
orientativo nel selezionare i noduli tiroidei alla citologia,
diventa invece un elemento semeiologico importante associato alle
microcalcificazioni e all’ipocogeneità, con uno studio spettrale
che ci dice che l’IR è basso con una velocità di picco
sistolico altrettanto bassa (20-30 cm/sec.), con ampia componente
diastolica.
Pur considerando che la valutazione ecografica del nodulo tiroideo
giunge ormai a valori di specificità elevata, la funzione
principale degli US è quella di porre il sospetto diagnostico di
una lesione neoplastica, indirizzando verso l’accertamento
citologico che è l’esame determinante per la scelta chirurgica.(
Fig.6)

Fig. 6 - Immagine
ecocolordoppler: nodulo tiroideo con vascolarizzazione interna.
Per molto tempo si è sostenuto come criterio importante di
malignità l’unicità del nodulo: l’accrescersi delle casistiche e
soprattutto l’affermarsi degli ultrasuoni nella diagnostica
tiroidea hanno dimostrato come in oltre il 40% dei casi il tumore
tiroideo coesista con uno o più noduli di tipo benigno.
Il disporre di un esame ecografico tecnicamente adeguato consente
di ridurre in tali casi il numero dei prelievi bioptici,
limitandoli o orientandoli al /ai noduli fortemente sospetti.
STADIAZIONE
Mentre nella fase di diagnosi e tipizzazione dei TDT l’ecografia
è sempre preliminare all’esame citologico per agoaspirazione,
nello staging l’US riveste un ruolo primario nella regione
cervicale anteriore.
L’esame ecografico e la metodica di elezione nella stadiazione
locoregionale della lesione, evidenziando con accuratezza
l’invasione nei tessuti circostanti la tiroide (fasce, muscoli e
nervi) e l’inglobamento di strutture vascolari (vena giugulare
interna) o nervose (nervo laringeo ricorrente-nlr); tali elementi,
pur rari nei TDT, (il 10%) sono l’unico segno patognomonico di
lesione maligna, non essendo mai presenti nelle lesioni benigne.
LINFONODI METASTATICI
DELLA REGIONE DEL COLLO
Elementi sospetti di
coinvolgimento neoplastico del linfonodo sono:
Morfologia
L’”indice di
rotondità” (L/A<1,5) (se sferico il linfonodo è sospetto, mentre
se è ovale è quasi sempre a carattere reattivo)
( Fig 7; Fig.8)

Fig. 7 - Linfonodo
reattivo Fig. 8 - Linfonodo
sferico
Ecostruttura
Un linfonodo sospetto di forma globosa può avere una struttura
“similtiroidea” con assenza dell’ilo, microcalcificazioni e
fenomeni di necrosi colliquativa.
Il color e il pawer doppler ci forniscono dei dati aggiuntivi
sulla vascolarizzazione del linfonodo sospetto, utili ad aumentare
l’accuratezza diagnostica. L’insieme di tali caratteri consente
oggi una diagnosi ecografica benigno versus maligno in oltre il
90% dei casi. L’interessamento metastatico linfonodale della
regione del collo da parte dei TDT non è in rapporto al volume
della massa neoplastica primaria; tumori tiroidei anche piccoli
possono dare come primo segnale evolutivo un interessamento
metastatico linfonodale della regione del collo.
I
TDT che coinvolgono più frequentemente i linfonodi locoregionali
sono il papillifero (30-50%), con una frequenza due volte maggiore
nei bambini, e il midollare; nel carcinoma follicolare
l’interessamento linfonodale del collo ha una frequenza inferiore.
L’affinamento tecnologico, con l’uso di trasduttori al alta
frequenza ha consentito all’ecografia di migliorare il potere di
risoluzione, allargando l’efficacia diagnostica e consentendo al
clinico una più accurata selezione di noduli da affidare alla
citologia.
Nel post-chirurgico la diagnostica
ecografica del collo è diventata determinante, integrata alla
scintigrafia total-body e alla tireoglobulina, nell’acclarare
eventuali ripetitività delle neoplasie tiroidee.(
Fig.8, Fig.9, Fig.10)

Fig. 9 - Carcinoma
papillifero

Fig. 10 -
Linfonodo metastatico
laterocervicale da carcinoma papillifero ad
ecostruttura simil tiroidea e con aree di colliquazione al proprio
interno.

Fig. 11 -
Panoramica sagittale tiroidea con carcinoma papillifero (A)
e linfonodo metastatico colliquato (B).


|